Il dolore silenzioso della Lombardia

di Luca Rodilosso – Responsabile Comunicazione PCI Milano e Lombardia

E’ più che giusto, in un’emergenza che ha rilievo nazionale come quella del Covid19, che si tenga conto di misure che abbiano carattere collettivo e che possano tutelare l’intero popolo italiano. C’è un’ottimo articolo-intervista al nostro responsabile esteri PCI Della Croce, tratto dal giornale turco Aydinlik, dove si evidenziano le questioni e i limiti dell’azione di Governo e si avanzano proposte concrete nell’interesse dei lavoratori e del popolo italiano, e che vi proponiamo tramite collegamento cliccando qui.

Tuttavia, non si può non iniziare a scrivere qualcosa, come comunisti della regione più colpita in Italia e in Europa, e date le debite proporzioni di abitanti rispetto ai contagi, probabilmente la più colpita al mondo; non si può non fare qualche prima considerazione, anche se lo sappiamo che impera l’emergenza, che l’unità istituzionale da noi è il primo tassello di sopravvivenza civile, ad oggi.

regione lombardia

Emerge in primo luogo l’inadeguatezza di un sistema a collaborazione mista pubblico-privato nell’ambito della Sanità: durante un’emergenza di questa portata già è difficile coordinarsi tra Stato e Regioni nell’ambito dei loro sistemi sanitari, figuriamoci se ogni sistema sanitario regionale, tipo quello lombardo, debba chiedere e contare sulla “buona volontà” di strutture private in convenzione, aumentando così il livello decisionale e rallentando enormemente la risposta all’emergenza (e gli effetti di questo rallentamento li potremo comprendere appieno quando avremo numeri definitivi a contagio domato). Non si intende mettere in dubbio la qualità e le eccellenze infrastrutturali che la Lombardia ha, il punto è capire se queste qualità e eccellenze le abbia a prescindere o meno dal sistema di gestione regionale che è andato consolidandosi negli ultimi trent’anni a guida centrodestra-Lega della Regione, e che ha visto numerose inchieste vertere proprio sulla corruzione e sul dispendio di denaro pubblico nell’ambito della sanità regionale.

In secondo luogo, un’osservazione questa già fatta anche dai sindacati confederali regionali, si è deciso per settimane a contagio in costante aumento di tenere aperte le fabbriche e le attività di produzione di prodotti non essenziali. Ci rendiamo conto che il danno economico possa divenire rilevante, e lo sarà, ma tale atteggiamento, sostenuto in primo luogo dalle associazioni degli industriali e che ha visto una passività del Governo, che si è adeguato tardivamente, oltre che irrispettoso della salute e della sicurezza dei lavoratori e delle loro famiglie, si rileverà dati alla mano miope e inutile, perché se si chiudeva prima e nella maniera più decisa possibile, magari intervenendo drasticamente a livello territoriale per evitare un continuo dilagare del contagio tra le stesse provincie lombarde e dalla Lombardia e altre zone del Nord verso il centro e sud Italia, avremmo già oggi davanti probabilmente meno settimane di chiusura e una possibilità maggiore di riprendere qualche attività economica in tempi più rapidi, così come è stato fatto in Cina.

Infine, è giusto rendere omaggio al carattere forte e dignitoso della popolazione lombarda, forse anche per questo tipo di atteggiamento dedito al lavoro e al “cavarsela con le proprie forze” a volte si tende a non chiedere e a non urlare un dolore profondo, lancinante, quando invece si sarebbe in pieno diritto di farlo, se non anche in dovere, proprio per svegliare una politica, nazionale e locale, che fino all’altroieri si è concentrata su se stessa e sulle proprie polemicucce da cortile, tra pseudosovranisti e europeisti da operetta; e come in un contrappasso dantesco, arrivano aiuti medici e di supporto da paesi socialisti come Cina e Cuba (oggi la notizia dell’arrivo in Regione di una cinquantina di medici Cubani, formati già nel lavoro contro l’epidemia di Ebola in Africa – che andranno a dare servizio nell’ospedale di Crema), ovvero da paesi considerati marginali, spesso derisi, visti e valutati in maniera ostile da tutto l’arco politico di destra e “sinistra”.

bergamo alta

Nella nostra terra, ferita, da Brescia a Milano, da Bergamo a Cremona, a Lodi, da Varese a Mantova, non c’è una persona che non abbia almeno un conoscente che si è ammalato, o che sia risultato positivo (nel migliore dei casi) fino ad arrivare nelle zone degli epicentri dove ognuno conosce almeno un ammalato grave o un deceduto. Al dolore silenzioso della Lombardia dobbiamo dare voce, in qualche modo, così come dovremmo dare una prospettiva, concreta, reale, che porti ad affrontare le vere questioni, dalla Sanità pubblica alla tutela del lavoro e dell’ambiente, fino ad oggi considerate sacrificabili e poco rilevanti spesso anche da molti lombardi, purtroppo.

Giungerà il momento, dopo il dolore e il lutto, dove l’orgoglio e la caparbietà di questa terra e della sua gente si libererà dall’inganno dell’odio e del consumismo, per tornare ad essere solidale e popolare, perché la ricca Lombardia possa divenire equa e quindi ancora più “ricca” , in una nuova armonia con questo mondo in impetuoso cambiamento.

In difesa della sanità pubblica

Il Patto per la Salute 2014/2016 sottoscritto nel luglio scorso tra Governo, Regioni e Province Autonome ha fissato il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale a carico dello Stato in 109,928 miliardi di euro per il 2014, 112,062 relativamente al 2015, 115,444 in riferimento al 2016.

Si tratta di cifre importanti, ancorché inferiori a quelle inidoctorzialmente indicate come necessarie dal Ministero della Salute, ma subordinate a “eventuali modifiche che si rendessero necessarie in relazione al conseguimento degli obbiettivi di finanza pubblica ed a variazione del quadro economico”, e quindi esposte al rischio, reale, di rimanere sulla carta, come dimostra quanto accaduto nei giorni scorsi.

Infatti, a fronte dei tagli alla spesa pubblica previsti dalla Legge di Stabilità, imposta al Parlamento dal Governo Renzi attraverso l’ennesimo voto di fiducia, le Regioni si sono trovate ancora una volta a fare i conti con una consistente riduzione dei trasferimenti finanziari dello Stato a loro favore, ne più ne meno di quanto in questi anni è accaduto con le politiche dei diversi governi succedutesi alla guida del Paese, ed hanno, potendo scegliere come compensare tali tagli, rinunciato a 2 miliardi di euro del Fondo Sanitario Nazionale.

La situazione determinatasi è paradossale. Le Regioni, che negli anni hanno lamentato il sottofinanziamento del sistema sanitario, denunciato il “rischio di tenuta” dello stesso, e dichiarato come inevitabili politiche che hanno ridotto quantità e qualità dei servizi rivolti ai cittadini, ai quali peraltro è richiesta una sempre crescente compartecipazione alla spesa attraverso i ticket, dichiarano sostenibile tale scelta.

Il Governo, da una parte dichiara l’assunzione di politiche di riduzione della spesa pubblica e contemporaneamente di riduzione della pressione fiscale, dall’altra continua a scaricare sulle Autonomie Locali, ed attraverso queste sui cittadini, il peso della prima ed a riprendersi, con gli interessi, la seconda.

E’ il momento di dire basta!

Basta con le politiche dei governi e delle Autonomie Locali che minano alla base il Servizio Sanitario Nazionale, lo destrutturano, aprono all’intermediazione finanziaria ed assicurativa del privato, che lo allontanano sempre più dal senso che si è inteso dargli con l’articolo 32 della Costituzione. Serve un sistema sanitario pubblico, universale, finanziato dalla fiscalità generale. Ciò che manca non sono le risorse, è la volontà politica di perseguire un Servizio Sanitario Nazionale volto a rispondere ai bisogni dei cittadini.