Renzi ruba ai poveri per dare ai ricchi

Prima di tutto:
In questi 8 anni di crisi il 10% più ricco della popolazione italiana è diventato più ricco di prima.
Non lo diciamo noi, lo dice lISTAT, ma di questo Renzi si dimentica.

Così con il Job Act non ha aumentato i posti di lavoro ( se non di poche unità ), ma solo cambiato i contratti in essere.

Risultato:
gli sgravi alle imprese hanno prodotto 1,4 miliardi di euro di buco nelle casse dellINPS.
Si sono tolti 1,4 miliardi di euro dalle tasche degli attuali pensionati e dei futuri pensionati ( attuali lavoratori ) per regalarli ai padroni ( quelli che si sono arricchiti anche con la crisi )

La legge finanziaria procede su questa strada.
Eliminare la TASI significa togliere circa 200 euro a chi possiede una casa normale, ma toglierne 2000 o più a chi possiede ville, palazzi, grandi appartamenti di lusso ecc.
Questi soldi che verranno a mancare dove saranno presi?
Dalla sanità
Per cui i pensionati o i lavoratori con il loro reddito non si potranno più curare adeguatamente se si dovessero ammalare ( già oggi molti pensionati non riescono a pagarsi analisi e medicine ).

Ma Renzi non è ancora contento.

Mentre dichiara che al più presto ridurrà lIRAP alle imprese ( altri miliardi per i padroni ) non stanzia 1 lira per i contratti dei 3,8 milioni di dipendenti pubblici ( con lo stipendio bloccato dal 2006 ).
Questi miliardi che Renzi ha regalato e vuole regalare ai più ricchi dovrebbero invece essere investiti per creare lavoro per i giovani, per sistemare il dissesto idrogeologico, per garantire ad ogni cittadino il diritto alla salute, alla casa, allistruzione, alla pensione ecc.

Non era così quando in Italia cera un forte PCI, i lavoratori, i pensionati, i giovani , le donne, la grande maggioranza della popolazione, vivevano meglio, con più benessere e più sicurezza del futuro.
Aiutaci a ricostruire un forte Partito Comunista, solo una forza veramente di sinistra può cambiare realmente le cose.

pcdi

Partito Comunista d’Italia

Federazione di Milano

In difesa della sanità pubblica

Il Patto per la Salute 2014/2016 sottoscritto nel luglio scorso tra Governo, Regioni e Province Autonome ha fissato il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale a carico dello Stato in 109,928 miliardi di euro per il 2014, 112,062 relativamente al 2015, 115,444 in riferimento al 2016.

Si tratta di cifre importanti, ancorché inferiori a quelle inidoctorzialmente indicate come necessarie dal Ministero della Salute, ma subordinate a “eventuali modifiche che si rendessero necessarie in relazione al conseguimento degli obbiettivi di finanza pubblica ed a variazione del quadro economico”, e quindi esposte al rischio, reale, di rimanere sulla carta, come dimostra quanto accaduto nei giorni scorsi.

Infatti, a fronte dei tagli alla spesa pubblica previsti dalla Legge di Stabilità, imposta al Parlamento dal Governo Renzi attraverso l’ennesimo voto di fiducia, le Regioni si sono trovate ancora una volta a fare i conti con una consistente riduzione dei trasferimenti finanziari dello Stato a loro favore, ne più ne meno di quanto in questi anni è accaduto con le politiche dei diversi governi succedutesi alla guida del Paese, ed hanno, potendo scegliere come compensare tali tagli, rinunciato a 2 miliardi di euro del Fondo Sanitario Nazionale.

La situazione determinatasi è paradossale. Le Regioni, che negli anni hanno lamentato il sottofinanziamento del sistema sanitario, denunciato il “rischio di tenuta” dello stesso, e dichiarato come inevitabili politiche che hanno ridotto quantità e qualità dei servizi rivolti ai cittadini, ai quali peraltro è richiesta una sempre crescente compartecipazione alla spesa attraverso i ticket, dichiarano sostenibile tale scelta.

Il Governo, da una parte dichiara l’assunzione di politiche di riduzione della spesa pubblica e contemporaneamente di riduzione della pressione fiscale, dall’altra continua a scaricare sulle Autonomie Locali, ed attraverso queste sui cittadini, il peso della prima ed a riprendersi, con gli interessi, la seconda.

E’ il momento di dire basta!

Basta con le politiche dei governi e delle Autonomie Locali che minano alla base il Servizio Sanitario Nazionale, lo destrutturano, aprono all’intermediazione finanziaria ed assicurativa del privato, che lo allontanano sempre più dal senso che si è inteso dargli con l’articolo 32 della Costituzione. Serve un sistema sanitario pubblico, universale, finanziato dalla fiscalità generale. Ciò che manca non sono le risorse, è la volontà politica di perseguire un Servizio Sanitario Nazionale volto a rispondere ai bisogni dei cittadini.