In merito all’autosospensione del sindaco Sala

giuseppe-salaLe responsabilità del sindaco Sala in relazione al “ falso ideologico e materiale” relativo all’ appalto per la Piastra di Expò dovrà chiarirle la magistratura, ma le perplessità ed i dubbi su come ha gestito, da Commissario, tutta la vicenda dell’esposizione si consolidano .

E’ stato, questo, uno dei due principali motivi per cui si ruppe la coalizione che aveva sconfitto la destra 5 anni prima con la vittoria di Pisapia, e noi con altre forze di sinistra decidemmo di presentarci in alternativa con una nostra proposta di candidato sindaco, quella di Basilio Rizzo.

L’ altro motivo era che la candidatura di Sala , nominato commissario di Expò dalla Moratti e da Formigoni era una rottura politica con quello schieramento che in nome di una completa alternativa alla destra  aveva sconfitto la Moratti, e rappresentava una nuova e diversa prospettiva di un centrosinistra che “apriva” verso settori del centrodestra, importando a Milano il modello del governo nazionale  con Alfano & Co.

Al di là di come si concluderà la procedura giudiziaria questa vicenda dell’appalto per la piastra dell’esposizione ha presentato vari elemento oscuri, a partire dalla vincita con un maxi ribasso ( del 42%, da  272 a 149 milioni ), salvo poi “recuperare” con il riconoscimento di extracosti all’ impresa appaltatrice  apparsi eccessivi, o l’affidamento alla stessa Mantovani dell’acquisto degli alberi pagati 4,3 milioni a fronte degli 1,6 milioni di costo per l’impresa.

Anche altri aspetti della gestione commissariale di Expò hanno lasciato dubbi come la reticenza la opacità ed i ritardi nel fornire i dati reali di affluenza ed il bilancio economico dell’evento.

Altre perplessità nascono dai 4 anni passati dal fatto in esame, segnalato dalla guardia di finanza e quasi condotto verso la archiviazione, nonostante il fatto, se fosse dimostrato , non rappresenterebbe “ un falso innocuo” come qualcuno ha ipotizzato, sia per la dimensione economica dell’appalto che per la logica di aggiramento ed aggiustamento delle regole che lascia intravedere e che può far pensare sia stata applicata anche in altri casi.

Infine il nome del sindaco Sala si trova, ancora una volta, accostato a quello di personaggi che hanno avuto ruoli dirigenziali importanti in amministrazioni di destra a Milano e in Lombardia e che hanno subito condanne, se anche risultasse estraneo a quanto contestato rimane il fatto che, ancora una volta, non si sarebbe accorto di quanto gli avveniva intorno , non è certo questa una virtù per chi deve ricoprire ruoli importanti come quello di sindaco.

Noi Comunisti Italiani di Milano ritenevamo che Sala non fosse una figura adatta a rappresentare la sinistra milanese come sindaco, troviamo in questi fatti una conferma della nostra valutazione e della nostra scelta di alternativa

Vladimiro Merlin

segretario metropolitano Milanese del Partito Comunista Italiano

Diana Bracco si deve dimettere

Nei giorni scorsi è emerso che Diana Bracco , presidente di Expo, avrebbe evaso il fisco per circa 1 milione di euro, e non è neppure la prima volta che ha problemi con il fisco.

Come più o meno tutti i “grandi” imprenditori italiani anche la Bracco viene colta con le mani nel sacco di una evasione fiscale.

braccoConfindustria è sempre pronta a chiedere soldi Pubblici per le aziende, a pretendere più lavoro e meno stipendi per i propri dipendenti, a chiedere tagli alle pensioni ed allo stato sociale, le motivazioni sono sempre le stesse : il debito pubblico ed i soldi “che non ci sono”.

Ma il debito è così alto ed i soldi non ci sono perché ogni anno i ricchi come la Bracco evadono tra i 160 e i 200 miliardi di euro di tasse.

Se queste tasse fossero state pagate l’Italia avrebbe oggi un debito pubblico tra i più bassi in Europa, non ci sarebbero problemi né per le pensioni , né per la sanità e neppure per investire per dare lavoro ai giovani.

E’ una beffa che Expo, che ha come tema nutrire il pianeta, abbia un presidente che per ristrutturare le sue ville e per i suoi yacht evade il fisco e fa mancare le risorse a chi ne ha più bisogno.

Se Diana Bracco avesse un minimo di dignità si sarebbe già dimessa, se fossimo in un paese civile i media, le forze politiche, le amministrazioni comunale e regionale, le avrebbero già chiesto le dimissioni.

Ma in Italia i ricchi che evadono non vanno in galera, come invece avviene in altri paesi, anzi sono considerati dei “furbi” e magari anche premiati con incarichi di prestigio.

 

Vladimiro Merlin

Segretario regionale lombardo del Partito Comunista d’Italia